Un amore antico come le leggende

C’era un tempo in cui i mesi trascorrevano lenti, troppo lenti in alcune circostanze. I viaggi su lunghe distanze richiedevano mesi, se non anni, per giungere a compimento. Quando il proprio amato partiva, non solo non si sapeva quando sarebbe tornato, ma nemmeno se sarebbe sopravvissuto.

Ve lo immaginate oggi, che abbiamo l’ansia per un messaggio su WhatsApp lasciato senza risposta? Ecco, la storia di Claudia e Stefano ci riporta indietro di qualche secolo. Perché, se è vero che la tecnologia cambia, noi umani abbiamo ancora gli stessi timori e le stesse speranze dei nostri avi.

La partenza improvvisa e il bisogno di unirsi

Stefano doveva partire immediatamente per lavoro, prima della data prevista per il matrimonio con Claudia. Ma Claudia, la sposa, non voleva separarsi dal suo amato senza aver intrecciato la propria anima alla sua.

A volte sentiamo bisogni impellenti, intuizioni inspiegabili alla ragione. Più spesso di quanto sembri, il nostro sé superiore fa capolino nelle trame dei nostri giorni ordinari.

E così, prima che quei quattro mesi si dispiegassero tra loro, separandoli con centinaia di chilometri di terra e mare, ho preso la mia C3 guidata da Simo, ho caricato tutto ciò che mi sarebbe servito per una cerimonia celtica e mi sono messa in viaggio verso Viterbo.

Il rito celtico dell’handfasting

In epoche passate, secondo le leggi di Brehon, si poteva celebrare un matrimonio valido a tutti gli effetti con il rito dell’handfasting. Questo permetteva agli sposi di unirsi senza la necessità di un officiante, spesso difficile da reperire in terre remote.

Il rito era riconosciuto dalla legge e, in alcuni casi e in alcune epoche, garantiva una validità temporanea di un anno e un giorno. Così, lo sposo si assumeva la responsabilità dei figli nati, poiché la madre era certa, ma il padre no.

Oggi questa forma di tutela non è più necessaria, ma resta l’urgenza di legare a sé il proprio amato, quasi come forma di protezione da ciò che potrebbe accadere ritardando ulteriormente l’unione.

La funzione della temporaneità è scomparsa, lasciando spazio al bisogno di vivere un matrimonio intimo ed esclusivo, inteso come atto privato e profondo, dove ci si promette amore lontano dagli occhi della comunità. La festa pubblica può attendere: c’è prima un’unione sacra da vivere in due.

Elopement: un matrimonio solo per noi

Oggi, la frustrazione di dover accontentare parenti e amici può soffocare anche il momento più importante. Per questo nasce l’esigenza di un elopement: una cerimonia senza eccessi, senza allestimenti elaborati, senza convenzioni.

Solo un rito vero, un passaggio sacro nell’intimità della coppia. Che sia per affrontare una lontananza fisica o per riappropriarsi di un momento che vogliamo solo nostro, il matrimonio intimo è uno spazio dove essere pienamente se stessi, dove abbracciare il proprio caro e promettersi amore in un luogo che sentiamo sacro.

È lì che nascono i ricordi più belli, le sensazioni più autentiche, quelle capaci di toccare la parte di noi che sta sotto le maschere sociali. Quei momenti in cui gli sguardi trapassano la corazza e un abbraccio intreccia corpo e anima.

La sorpresa: un matrimonio tra le cascate

Il matrimonio di Claudia e Stefano è stato proprio così. Lui sapeva che si sarebbero sposati al suo ritorno, con una grande festa insieme ad amici e parenti. Ma non immaginava che Claudia gli avrebbe organizzato una cerimonia intima a sorpresa.

Complici di questo dono, inizialmente non sapevamo come accoglierli. Poi, quando il segreto si è sciolto, le lacrime hanno sciolto anche ogni tensione.

Ho celebrato il loro matrimonio con il rito celtico alle Cascate di Chia, a Viterbo, in un giorno di chiusura: il luogo era tutto per noi. Momenti magici si sono susseguiti tra lo scroscio incessante dell’acqua e il soffio leggero del vento.

Una cerimonia intensa, sacra, indimenticabile

Claudia ha cantato una canzone a Stefano. È stato difficile per me restare in piedi sulla roccia, senza sciogliermi in lacrime. Il fumo delle erbe bruciate nel braciere accompagnava l’energia degli Ogham, in uno spazio-tempo protetto.

Eravamo in un antro roccioso lungo un’antica via etrusca, e davvero sembrava di camminare tra gli spazi usati dagli antichi nella Tuscia. La forza del fiume non si è attenuata e si è manifestata con la dirompenza delle emozioni che hanno attraversato ogni istante della cerimonia.

Dopo il rito, gli sposi si sono presi un momento per passeggiare da soli e per alcuni scatti di reportage di coppia. Tutto è stato una coccola, una piccola perla preziosa.

Perché amo ciò che faccio

Questo è uno dei tanti, piccoli-grandi motivi per cui amo il lavoro che faccio, e come l’ho costruito su misura per persone che condividono i miei stessi valori.

Ora Stefano può partire per il suo viaggio di lavoro portando nel cuore la consapevolezza che la sua sposa lo attende. Che un filo etereo li unisce, ovunque si troveranno negli anni a venire. E che il passato che hanno intrecciato oggi continuerà a ricamarsi, sempre più fitto, lungo il percorso che li aspetta.

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