In questo articolo scopriremo la mitologia, le tradizioni e il significato simbolico del Pruno per gli antichi celti e la sua lettera corrispondente negli Ogham: Straif.

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nocciolo ogham coll

IL PRUNO NEL MITO, NELLE LEGGENDE E NEL FOLKLORE

Il Pruno, o prugnolo, in inglese è detto anche sloe, dal nome del suo frutto. Nell’inglese antico sloe è legato a slay, che significa uccidere. Questo accostamento fa ben capire a che albero ci stiamo approcciando. Un tempo le sue spine, lunghe e affilate causavano brutte ferite che spesso diventavano infette e causavano la perdita di arti o la morte.

Esso era collegato alla Dea oscura e al periodo buio dell’anno. Le sue bacche maturano infatti dopo la prima gelata e la Cailleach, la Dea velata custode dell’inverno, possiede un bastone di pruno con il quale, battendolo a terra, fa scendere neve e gelo sulla terra. Forse è a causa di questa associazione che il pruno è talvolta conosciuto come la megera oscura dei boschi. Oltre a questo, anche la sua forma, di cespuglio ritorto e spinoso, lo collega all’oscurità.

Nel folklore irlandese, il pruno è custodito dalle fate Lunantisidhe, le fate della Luna. Non sono amichevoli nei confronti degli umani e feriscono chiunque cerchi di tagliare i rami del pruno. L’unico momento in cui si allontanano dall’albero è durante le Lune piene.

Il collegamento del pruno con l’Altromondo è ben descritto in tutti questi aspetti e anche nei miti ne troviamo traccia. Nella leggenda irlandese di Diarmaid e Grainne, un passaggio descrive Sadhbh, una giovane ragazza, che mangia bacche di prugnolo e di conseguenza rimane incinta. Subito dopo dà alla luce un figlio che nasce con un bubbone in testa. Il bubbone si rivela essere un verme, che non smette mai di crescere, fino a quando diventa un verme con più teste, tanto gigante da essere usato in combattimento e tanto pericoloso da venire infine rinchiuso in una grotta.

Nella vita di tutti i giorni, in Irlanda, il pruno era il cespuglio dal quale si creavano le shillelagh, mazze a forma di bastone da passeggio, originariamente usate come armi per regolare i conti. Venivano create con vari legni, tra i quali la quercia, ma l’originale è il legno di pruno, tanto duro che si narra che due combattenti dotati di shillelagh potevano tenere testa a due combattenti con spada.

Tutti questi aspetti hanno reso il pruno uno degli alberi demonizzati dalla chiesa cattolica. Con lui poi hanno naturalmente demonizzato anche la donna.

L’antico rapporto con la megera portò infatti i cristiani a collegare il pruno con le streghe e la magia oscura. Si diceva, infatti, che le streghe avessero bacchette di prugnolo e che le usassero per maledire le persone.

Sebbene però il pruno fosse circondato da buio, oscurità e negatività, in realtà esso era una pianta di protezione. Veniva infatti utilizzato nei rituali di bando e nei racconti irlandesi gli eroi venivano aiutati dall’albero di Prugnolo: se lanciavano contro il nemico un ramoscello di Prugnolo, questo avrebbe messo radici e avrebbe formato una siepe impenetrabile o un bosco, ostacolando gli inseguitori, un po’ come succede per i piccoli animaletti del bosco che trovano dentro di lui protezione dai predatori.

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UTILIZZO DEL PRUNO IN ANTICHITÀ

Per curare

Il pruno è utile anche dal punto di vista curativo.

La corteccia (e i frutti), staccata in primavera, è astringente.

Le foglie, raccolte d’estate, sono depurative.

I fiori, sono lassativi e calmanti.

Come fonte di cibo

I frutti del prugnolo, dopo la prima gelata, sono commestibili e un po’ più dolci. Ci si produceva anche un liquore.

Utilizzo magico

Inoltre, il pruno così come il biancospino, era un albero collegato alla magia nera e alle maledizioni. Se la mela era collegata alla figura del bardo, il pruno era legato al bardo che fa satira. La satira fatta da un bardo era particolarmente pericolosa, tutti i re se ne guardavano bene dal riceverla perché la parola presso i celti aveva importanti ripercussioni, anche magiche.

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