In questo articolo scopriremo la mitologia, le tradizioni e il significato simbolico dell’Ontano per gli antichi celti e la sua lettera corrispondente negli Ogham: Fearn.

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nocciolo ogham coll

L’ONTANO NEL MITO, NELLE LEGGENDE E NEL FOLKLORE

Come abbiamo già detto parlando del Frassino, c’è stato un tempo nel quale l’Ontano e il Frassino erano scambiati all’interno dell’alfabeto. Ad un certo punto della storia, l’alfabeto arboreo cambiò la terza lettera da frassino ad ontano, in seguito probabilmente ad una battaglia nella quale la classe sacerdotale che adorava il Dio Belenus (Lugh), Dio del Frassino, ha prevalso sulla classe sacerdotale adoratrice del Dio Bran, Dio dell’ontano.

L’ontano è sempre legato a tre aspetti fondamentali: la veggenza, la battaglia e la regalità. Per quanto riguarda la regalità Bran era, prima dell’arrivo di Gwydion, il più grande dei re.

Per quanto riguarda veggenza e battaglia è necessario raccontare la storia di Bran il Benedetto, il grande Dio del corvo, re del Galles.

 

Bran è un gigante, la sua figura appare in molte delle Triadi gallesi, ma principalmente nel Secondo Ramo del Mabinogion: Brânwen, figlia di Llyr. Egli è figlio di Llyr e Penarddun ed è fratello di Brânwen, Manawydan, Nisien e Efnysien.

Mentre Bran siede su uno scoglio presso Harlech, osserva l’arrivo di tredici navi. Sono le navi di Matholwch, re d’Irlanda, che è giunto per stringere un’alleanza, chiedendogli la mano di sua sorella Branwen. Bran accetta, ma durante la festa di fidanzamento sopraggiunge Efnisien, uno dei fratellastri, che si infuria perché non è stato chiesto il suo permesso per il matrimonio e, in preda alla rabbia, sfigura i cavalli del re d’Irlanda.

Matholwch si offende profondamente e Bran per cercare di ripagarlo, gli offre nuovi cavalli, una verga d’argento e un piatto d’oro. Ma soprattutto gli dona un calderone magico che ha il potere di riportare in vita i morti. Il re è soddisfatto e riparte per la sua terra insieme alla sua nuova sposa.

Una volta in Irlanda, Matholwch e Brânwen sono amati dal popolo e dopo un anno nasce l’erede al trono: Gwern, il cui nome significa ontano. I nobili irlandesi, però, non gradiscono una regina straniera e convincono Matholwch a farla lavorare nelle cucine, dove viene schiaffeggiata ogni giorno dal macellaio. Branwen addomestica quindi uno storno e lo manda attraverso il Mare d’Irlanda da suo fratello con un messaggio di aiuto, che porterà l’esercito di Galles in Irlanda per salvarla.

Bran attraversa il mare a piedi e viene scambiato per una montagna, così che quando Matholwch avvista il gigante sia già troppo tardi e chiede la pace cedendo il trono a suo figlio Gwern. Come gesto di buona volontà, costruisce anche una casa abbastanza grande per Bran. I nobili irlandesi sono però contrari alla pace con il Galles e così si nascondono nella casa appena costruita dentro i sacchi per la farina, in modo da attaccare di sorpresa Bran e i suoi uomini. L’attacco però fallisce perché Efnisien, fratellastro di Bran, intuisce cosa sta per succedere e uccide tutti nei loro sacchi. Non pago, arrivato al banchetto la sera stessa getta nel fuoco suo nipote Gwern, scatenando così la guerra.

All’inizio gli Irlandesi sono in vantaggio grazie al calderone magico, nel quale vengono posti i morti, che ritornano in vita, sebbene non possano più parlare. Efnisien però si finge morto e viene messo nel calderone che si spacca, facendo scoppiare il suo cuore. Alla fine i Gallesi vincono, ma sopravvivono solo sette uomini. Bran, prima di morire per una ferita al piede causata da una freccia avvelenata, ordina che la sua testa venga tagliata e sepolta a Londra.

Quando i sopravvissuti ritornano in Britannia, Branwen muore di dolore credendo di essere la causa della guerra e per sette anni i sette sopravvissuti restano ad Harlech, dove sono intrattenuti dalla testa di Bran, che continua a parlare. In seguito, si spostano a Gwales, dove vivono in un castello incantato senza percepire il trascorrere del tempo. Solo dopo ottant’anni, uno di loro apre la porta della sala che guarda la Cornovaglia e vengono investiti dal dolore per quanto successo. Portano quindi la testa di Bran, ormai muta, a Gwynfryn, la Collina Bianca (forse il luogo dove oggi sorge la Torre di Londra) e la seppelliscono in direzione della Francia, così da scongiurare future invasioni.

Molti studiosi hanno notato somiglianze tra Bran e il Re Pescatore, custode del Graal. Così come Il Re Pescatore ha ricevuto una ferita mortale alla coscia, Bran l’ha ricevuta al piede. Inoltre, Robert de Boron descrive la storia del Graal dicendo che il primo Re Pescatore era un uomo chiamato Bron e alcune storie parlano del Graal come di un oggetto magico in grado di far resuscitare i morti, proprio come il calderone del Dio. Per finire, la storia gallese Peredur figlio di Efrawg, una versione della storia del Graal, rappresenta l’eroe che arriva in un castello misterioso, nel quale trova una reliquia: una testa umana troncata dal corpo.

L’immagine della testa troncata che ancora può parlare e vaticinare, è una derivazione dall’antico culto della testa celtico. Essi credevano, infatti, che la testa fosse la dimora dell’anima e in guerra venivano staccate le teste dei nemici più valorosi per esporle nel villaggio.

 

Nella tradizione popolare, vi è il divieto di tagliare legna di ontano per alimentare il fuoco. Egli è, infatti, un cattivo combustibile. Al contrario, invece, l’ontano è inattaccabile dall’acqua. Una volta inserito nell’acqua diventa durissimo e per questo era utilizzato per creare le fondamenta delle palafitte. Anche nel mito di Bran emerge questo aspetto: le navi di Bran attraccano a largo e Bran trasporta a terra uomini e cose. Inoltre, più tardi al guado del fiume, è Bran a stendersi di traverso su di esso, facendosi posare addosso rami a costruire un ponte. Questo potrebbe indicare il fatto che si utilizzarono rami di ontano per costruire un molo e poi un ponte sul fiume.

Con i rami più alti dell’ontano venivano costruiti gli zufoli, piccoli flauti che forse erano utilizzati per richiamare le tempeste. Da questo albero si estraggono ancora oggi tre coloranti: il rosso dalla corteccia, il verde dai fiori e il marrone dai rami ed è ampiamente utilizzato in medicina naturale: le foglie e la corteccia contro i gonfiori caldi, le ulcere e tutte le infiammazioni interne; una pasta di foglie schiacciate era utile spalmata sulle scottature e un sacchetto di stoffa, riempito di foglie di ontano e riscaldato, si diceva alleviasse i dolori dei reumatismi e dei dolori muscolari della schiena; un tè a base di foglie e/o di corteccia può alleviare i sintomi di qualsiasi infezione alla gola.

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UTILIZZO DELL’ONTANO IN ANTICHITÀ

Per curare

L’ontano è utile anche dal punto di vista curativo.

La corteccia, staccata in primavera, è astringente e febbrifuga.

Le foglie e la corteccia sono molto usate contro i gonfiori caldi, le ulcere e tutte le infiammazioni interne.

Utilizzo magico

Le bacchette di ontano vengono utilizzate nelle cerimonie di resurrezione (la resurrezione della primavera dal freddo dell’inverno, ad esempio).

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Se l’argomento OGHAM ti interessa, dal 2021 io e Efrem Briatore, guida ambientale escursionista ed esperto in meditazione e riconnessioni, abbiamo creato un videocorso sull’Ogham, per conoscere gli alberi legati all’alfabeto arboreo, sia dal loro punto di vista simbolico e dell’utilizzo che i celti ne facevano, attraverso i miti e le leggende, sia attraverso la conoscenza dell’energia dell’albero a cui è legato.

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