In questo articolo scopriremo la mitologia, le tradizioni e il significato simbolico del Melo per gli antichi celti e la sua lettera corrispondente negli Ogham: Quert.

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nocciolo ogham coll

IL MELO NEL MITO, NELLE LEGGENDE E NEL FOLKLORE

Esistono moltissimi miti, leggende, storie e tradizioni associate alla mela, ma bisogna sapere che l’unica mela originaria dell’Irlanda e delle isole britanniche è quella selvatica, decisamente diversa da quella che conosciamo oggi. La mela selvatica è molto più piccola e la pianta è molto più simile alla rosa, con piccoli frutti grossi 3 o 4 cm.

I Celti credevano che la mela fosse associata alla rinascita. Questa loro credenza deriva dalle popolazioni megalitiche autoctone dell’Europa occidentale. Si sono trovate, infatti, resti pietrificati di mele a fette in tombe del 5.000 a.C., pertanto questa antica popolazione seppelliva i propri morti con le mele, probabilmente come cibo per i morti e come simbolo di rinascita.

Ma l’aspetto più conosciuto della mela ai giorni d’oggi è il suo collegamento ad Avalon. Nelle leggende arturiane, Avalon è la terra delle fate e dei morti governata da Morgan Le Fay, e il suo nome significa proprio “Isola di mele”. Viene citata per la prima volta da Geoffrey de Monmouth nel 1136 nell’”Historia Regium Britannie”, che ne parla come del luogo dove fu forgiata Excalibur e dove fu portato Artù ferito. Nel suo lavoro successivo, “Vita Merlini”, la chiamò isola delle mele e disse che ci viveva Morgana la fata con otto sorelle a cui era a capo.

Naturalmente Geoffrey de Monmouth non inventò nulla, ma probabilmente riarrangiò nei suoi scritti testi molto più antichi e soprattutto tradizioni rimaste orali per secoli.

Il nome Avalon potrebbe derivare dall’antico gallese, dall’antico cornico oppure dall’antico bretone, dalla parola abal o afal, che significa mela. Inoltre, nei miti gallesi viene detto che le mele dell’Annwn, l’Altromondo, guarissero da qualsiasi malattia e in molte leggende per visitare questo luogo fatato era necessario possedere un ramo di melo che garantisse un passaggio sicuro oltre il velo. Questo ricollega ancora una volta la mela al simbolo di rinascita.

 

Anche Connla dai capelli di fuoco, nella mitologia irlandese, scoprì le mele dell’Altromondo e il loro potere.

Il giovane ragazzo, figlio di Conn, il re del Connaught, fu sedotto da una fanciulla fatata che gli diede una mela che, una volta mangiata, sarebbe tornata integra. Connla non mangiò altro che quella mela per un mese intero, fino a che non riapparve la fanciulla fatata. La mela magica aveva fatto nascere in Connla un forte desiderio per la fata e per questo si unì a lei, che lo portò con sé nell’Altromondo sulla sua barca di cristallo. Arrivato qui scoprì un’isola magica dove gli alberi avevano infiniti frutti sui rami e questi frutti donavano l’eterna giovinezza, impedendogli però di tornare alla terra degli uomini.

Come per molti altri alberi sacri, in Irlanda anche il taglio di un melo era punibile con la morte. Questo albero, infatti, è spesso l’ospite del vischio, come succede alla quercia, il che lo rendeva particolarmente sacro agli occhi dei druidi.

Come tutti gli alberi i cui frutti sono la base delle bevande alcoliche, il melo ha strette associazioni con l’ispirazione divina e la poesia. Per questo motivo bardi e ovati portavano rami di melo con attaccate campanelle di bronzo, chiamati Craobh Ciuil (Ramo della ragione), come simboli del loro status.

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UTILIZZO DEL MELO IN ANTICHITÀ

Per curare

Il melo è utile anche dal punto di vista curativo.

La mela, quindi il frutto di questo albero, è antidiarroica, digestiva e pettorale.

Come fonte di cibo

In Irlanda questo frutto era ritenuta una delle più importanti fonti di cibo e per questo motivo le piccole mele venivano trasformate in vino, sidro e succo, ma venivano anche usate per aromatizzare l’idromele. Erano anche tenute in considerazione per il mantenimento di una buona salute. Si pensava, infatti, che riequilibrassero la digestione e pulissero il sangue.

Utilizzo magico

Simboleggia la rinascita e l’abbondanza, oltre che il collegamento all’Altromondo.

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