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In questo articolo ti ho parlato degli Ogham, l’alfabeto arboreo dei celti, dove ogni lettera ha un proprio significato simbolico legato ad un albero. Oggi invece voglio parlarti dei fiori e delle erbe. Non mi rifarò solo alla cultura celtica per spiegarti il loro simbolismo.

Molti dei significati dei fiori si perdono nella tradizione folcloristica e antica ma non per forza celtica. Nelle ballate popolari più antiche si trovano fiori ed erbe come linguaggio magico codificato e ricco di significati. Nel tempo, quello che oggi conosciamo come significato dei fiori, è stato molto banalizzato e ridotto ad un semplice metodo per comunicare i sentimenti attraverso il dono di un fiore. In realtà ancora oggi le erbe vengono utilizzate da coloro che conoscono l’antica via sia per il loro aspetto medicale che per quello considerato “magico” oppure simbolico.

Oggi ti elencherò alcune erbe e fiori.

 

LA FELCE. La felce non si riproduce attraverso semi visibili agli occhi. Per questo motivo nella tradizione si dice che colui che trova i semi della felce possa diventare invisibile e assumere poteri magici.

Secondo un’antica credenza raccogliere ed essiccare le foglie di felce porta fortuna e bruciarle tenendo poi la cenere vicino agli occhi durante il sonno porta sogni premonitori.

Si dice che ci sia un legame tra le parole “felce” e “felice”. Un tempo si pensava infatti che la pianta potesse realizzare tutti i desideri. La felce ha però un duplice significato; da una parte allontana il male e dona la realizzazione dei propri desideri, dall’altra, essendo una pianta del sottobosco, essendo nociva per l’uomo e vivendo nell’ombra le si associa anche un significato negativo.

LA PRIMULA. In Galles ed in Irlanda le primule sono considerate fiori fatati. Sono i primi fiori a fiorire in primavera e significano leggerezza. Ancora oggi si pensa che staccare la prima primula che si vede nella stagione e suonarla tra le labbra (basta mettere il fiore tra le labbra e suonarla come se fosse una trombetta) possa trasportare nel mondo delle fate.

FIORE DEL FAGIOLO. Il fagiolo tradizionalmente è associato ai fantasmi. I greci e i romani per scacciare i fantasmi sputavano loro addosso fagioli e durante la festività dei Lemuria, il capofamiglia romano si gettava alle spalle dei fagioli neri per i fantasmi. Plinio nella “Storia naturale” afferma anche che secondo la tradizione le anime dei morti risiedano nei fagioli.

Questo proviene con ogni probabilità da tradizioni pelasgiche (i Pelasgi erano le popolazioni preelleniche della Grecia, generalmente considerate autoctone e antenate dei Greci stessi). Pitagora afferma infatti che vi è un divieto di mangiare i fagioli per gli uomini. Questo perché il fiore del fagiolo è bianco ed è associato alla Dea Bianca (la Grande Dea) ed inoltre la pianta cresce a spirale, che è il simbolo della resurrezione. Si pensava quindi che le anime dei morti si insidiassero nei fagioli per poi rinascere come umani una volta mangiati dalle donne.

Il fiore del fagiolo è quindi il simbolo della Dea e della rinascita.

IL VISCHIO. La pianta più importante per i celti. Era legato ai druidi ed era considerata una pianta divina perché viveva come semiparassita sui rami più alti di alcuni alberi senza avere radici che toccavano terra. Le bacche si sviluppano in 9 mesi e sono spesse raggruppate a 3 (numero importantissimo per i celti). È un simbolo lunare e quando veniva trovato su una quercia era un evento raro poiché rappresentava l’unione tra il solare (la quercia) e il lunare (il vischio). Era il simbolo della rigenerazione e della sopravvivenza, pace e ospitalità.

FIORI DI GINESTRA. Come ti ho raccontato qui la Ginestra ha un significato importante. Il suo fiore rappresenta purificazione e protezione.

LA MARGHERITA. In tutte le sue forme lei è la regina dei prati e porta amore e gentilezza. Al nord è il simbolo della dea della primavera Eostre. Nella mitologia il suo nome scientifico Bellis perennis sembra derivare da Bellide, una delle crudeli figlie (chiamate Danaidi) di Dànao, re di Argo. I filologi moderni invece attribuiscono il suo nome all’aggettivo latino bellus (che significa bello, grazioso) con riferimento alla delicata freschezza di questo fiorellino.

Una delle leggende celtiche narra che un giorno Bellis, figlia del dio Belus mentre danzava con il suo fidanzato, venne attirata dal dio della primavera che si era innamorato di lei e voleva rapirla. Per paura di perderla quindi il fidanzato si scagliò violentemente contro la divinità. Bellis si spaventò di tutta questa violenza, chiuse gli occhi e si trasformò in una margherita di prato.

ORTICA. Fa nascere passione e desiderio. Si presume che fosse già utilizzata già nella preistoria sia per nutrimento che come pianta tessile. I semi erano inoltre ritenuti afrodisiaci.

LAVANDA. Antico simbolo di fortuna, amore, lealtà e devozione. Si dice che Venere la utilizzasse nei suoi riti magici dell’amore perché il suo profumo attirava gli uomini, garantendo loro amore, felicità, protezione, purificazione e gioia. Proprio per questo motivo ancora oggi è tradizione che alcune spighe di lavanda vengano poste all’interno del corredo della futura sposa per augurarle felicità e prosperità.

ERICA. Porta un’unione felice e duratura. L’erica nell’antichità era considerata una pianta magica e veniva utilizzata per creare scope con le quali eliminare la negatività e per pulire i templi. Ancora oggi si utilizza come pianta purificatrice. Bruciare erica essiccata, come se fosse incenso, serva a tenere lontani gli spiriti maligni.

Secondo i celti invece nelle piante di erica vivevano le fate e per non venire rapiti non bisognava addormentarsi vicino a questa pianta a meno che non si volesse viaggiare nell’Aldilà, poiché questa pianta è una pianta dell’Altromondo.

MIRTO. Rappresenta una vita lunga e serena. Nell’antichità il mirto era una pianta di buon augurio. Quando i soldati partivano per fondare una nuova colonia si cingevano il capo con una corona di mirto.

I greci gli attribuivano qualità di energia e vigore ed era la pianta prediletta dagli atleti e dai grandi guerrieri. Anche gli Egiziani lo utilizzavano durante le festività.

ROSMARINO. Favorisce il ricordo e la purificazione. Ovidio nelle “Metamorfosi” racconta la storia di questa pianta: Apollo amava la principessa Leucotoe, figlia del re di Babilonia, che veniva tenuta segregata dal padre all’interno del suo palazzo. Per sedurla Apollo entrò di nascosto nelle sue stanze e la ragazza lo amò subito. Clizia, una ninfa innamorata di Apollo e da lui rifiutata, informò il re dell’accaduto e questo, furioso, fece seppellire viva la figlia. I raggi del sole penetrarono e raggiunsero le spoglie della fanciulla, che lentamente si trasformò nella pianta del Rosmarino.

Nell’antichità questa pianta era quindi legata all’utilizzo funerario. Nel Nord Europa, durante i funerali il defunto veniva accompagnato al cimitero tenendo tra le mani un rametto di Rosmarino e in Italia si adornava il capo del defunto con una corona di rosmarino, alloro e mirto.

ALLORO. L’alloro è da sempre collegato alla poesia per il fatto di essere un sempreverde e quindi simbolo dell’immortalità. Esso ha inoltre proprietà inebrianti, se masticato induce frenesia erotica e poetica.

GELSOMINO. Porta amore insieme al suo profumo dolcissimo.

ANEMONE. L’anemone ha vita breve perché il vento disperde in fretta i suoi petali. La leggenda narra che Anemone fosse una ninfa della corte della Dea della primavera Cloris. Vista la sua bellezza se ne innamorarono Zefiro (vento dell’Ovest) e Borea (vento del Nord).

Cloris decise di punirla per la sua bellezza e la trasformò in un fiore bellissimo, ma molto delicato. Perdeva tutti i suoi petali ad un soffio di vento. Così le Carezze di Borea, la tramontana, disperdevano nel vento i suoi petali e Zefiro quando arrivava sulla terra non poteva toccarla.

Ancora oggi il suo significato è di protezione e guarigione.

PAPAVERO. Secondo i greci il papavero era il simbolo dell’oblio e del sonno e nella mitologia greca Morfeo, il dio dei sogni, era rappresentato con un mazzo di papaveri in mano. Nella leggenda Dementra, la madre terra, ritrovò pace dopo il rapimento della figlia Persefone bevendo infuso di papavero. Esso oltre al sonno rappresentava anche la consolazione.

PERVINCA. La pervinca è anche chiamata viola della strega ed è sacra alla Grande Dea. In Inghilterra marito e moglie mangiavano i suoi petali per avere un’unione felice, i fiori venivano lanciati sugli sposi come buon augurio e messi sotto il letto per assicurare la passione. Si dice anche che portare un fiore di pervinca sempre con sé porta fortuna in amore.

CRISANTEMO. Al contrario del loro utilizzo odierno, il crisantemo non è un fiore legato ai morti. Il suo significato è allegro, porta gioia e luminosità. I giapponesi lo utilizzano per aumentare la longevità. Si utilizza sia come tisana che da bruciare per purificare gli ambienti.

IPERICO. L’iperico è una pianta solare che da sempre si pensa allontani le forze negative. L’olio ottenuto con i suoi fiori diventa color sangue e i suoi fiori e foglie in infuso vengono utilizzate come antidepressivi. Per questo motivo è una pianta purificatrice e che aiuta a ritrovare leggerezza nella vita.

VERBENA. Una delle piante più amate dal mondo antico. I druidi la raccoglievano quando sorgeva la stella Sirio e una volta raccolta versavano una goccia di miele sul terreno come scambio alla terra. La utilizzavano per predire il futuro, guarire tutte le malattie e suscitare allegria. Veniva indossata fatta a coroncina. In Piemonte si pensava che sfregando verbena sulla propria mano la prima persona che l’avrebbe stretta si sarebbe innamorata. La pianta è consacrata a Venere e le si attribuiscono poteri afrodisiaci.

ARTEMISIA. È la pianta sacra alla Dea Artemide, dea della caccia, della natura e degli animali. Secondo la tradizione portare coroncine di artemisia allontana la sfortuna. Le foglie sono considerate porta fortuna e venivano scambiate dagli sposi. Tenere un sacchetto di artemisia sotto il cuscino porta sogni premonitori. Protegge il matrimonio e la felicità della famiglia.

SALVIA. Fin dai tempi più antichi la salvia è sempre stata utilizzata per la purificazione e la longevità del corpo e della mente. Per i greci era sacra a Zeus e secondo una leggenda la capra Amaltea lo nutriva sotto una pianta di salvia, che aveva passato al latte tutti i suoi poteri. Durante le cerimonie, i sacerdoti bruciavano fiori e foglie per ottenere le visioni.

Per gli indiani d’America era una delle erbe più utilizzate e veniva chiamata erba dello spirito.

MENTA. Il suo nome è collegato alla ninfa Mintha che, secondo la mitologia greca, era talmente bella da fare innamorare di sé Plutone, dio degli inferi e signore dei morti, che iniziò quindi a trascurare la moglie Proserpina. Questa per vendicarsi, tramutò la ninfa in pianta, e Plutone, non potendola riportare in vita, le donò il profumo. Per gli egizi era sacra a Thot, il dio della medicina.

Essa simboleggi ancora oggi la sobrietà e la temperanza.

TIMO. Il suo nome significa soffio vitale e nasce dalle lacrime di Arianna, abbandonata da Teseo. Nell’antichità si credeva che le anime dei morti riposassero nel timo. I romani invece buttavano timo nel fuoco per allontanare gli spiriti. Il timo è però anche il simbolo dell’operosità e dell’amore duraturo.

MUGHETTO. È associato alla Dea Maia, dea della crescita, della fertilità e delle donne. Secondo la mitologia norrena è nato dalle lacrime di Freya. È un fiore di Beltane e lo si porta con sé in questo giorno di festa. Rappresenta la costanza dell’amore, la fortuna e la felicità.

CELIDONIA. È l’erba della buona sorte e della vittoria. Bruciare le sue foglie durante la luna calante porta chiarezza nella vita. Il suo nome deriva da “rondine” perché nasce all’arrivo delle rondini e muore durante la loro partenza.

GLICINE. È associato alla sensualità ed alla femminilità. Suscita le idee e da la forza per concretizzarle. Ha come significato la riconoscenza e l’amicizia.

Secondo la leggenda Glicine era una pastorella afflitta dal suo brutto aspetto e durante l’estate si disperava tanto da piangere, un giorno, e dare vita a tanti fiori viola, trasformandosi infine nella pianta che conosciamo.

Il glicine aiuta anche a sviluppare la saggezza, la conoscenza e l’apprendimento.

NARCISO. Narciso è un personaggio della mitologia greca, un cacciatore famoso per la sua bellezza. Figlio della ninfa Liriope. Nel mito egli allontana ogni persona che lo ami ed in seguito ad una punizione divina si innamora della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d’acqua e muore cadendo nel lago in cui si specchiava. Dalla sua morte nacque il fiore.

Nell’antichità veniva utilizzato per propiziare l’amore e la fertilità.

TARASSACO. Tarassaco, dente di leone, soffione, sono tutti nomi dello stesso fiore giallo che durante il suo ciclo vegetativo si trasforma in soffione.

Nel linguaggio dei fiori simboleggia la forza, la speranza e la fiducia. La leggenda narra che Teseo mangiò per 30 giorni solo tarassaco allo scopo da diventare abbastanza forte da affrontare il Minotauro. Il soffione rappresenta il viaggio e il distacco. I semi di questo fiore rappresentano infatti da sempre il viaggio nel cerchio della vita che ci porta ad aprirci al viaggio e alla nascita di una nuova vita. Il soffione rappresenta anche l’infanzia e l’innocenza, oltre che prosperità e fortuna.

CICLAMINO. Il ciclamino è conosciuto da tempi molto antichi, per i greci era utile all’amore e alla sensualità.

Era sacro ad Ecate, la divinità dell’oltretomba e della luna. Ancora oggi si crede che l’essenza di ciclamino favorisca l’incontro e l’unione delle persone affini.

VIOLA. In passato, le donne usavano l’acqua di violetta per lavarsi il viso poiché si pensava portasse bellezza. Secondo la mitologia, le viole rendono belli e così, anche il brutto Efesio conquistò i favori della dea Afrodite. Zeus riempì i prati di viole per consolare la sua amante Enea. Gli antichi greci lo consideravano simbolo di fertilità, invece i romani lo apprezzavano per il vino dolce che si produceva.

 

“Un bianco bocciolo di fagiolo, poiché è sacro alla Dea, e noi dobbiamo cercare la sua benedizione di questa Creazione. Un giallo bocciolo di ginestra per purificare e proteggere. Un nocciolo color porpora di Bardana per allontanare gli spiriti malvagi. Fiorellini gialli della Regina dei prati, per una natura gentile e amorosa. La primula per attirare l’amore. Ortica per accrescere il desiderio di lui e la passione di lei. Biancospino per assicurare la felicità di coppia. La quercia per il vigore di lui nell’atto dell’amore e per dar loro molti bambini. Ippocastano per l’amore vero e duraturo” (Libro di Taliesin)

 


Se ti interessa approfondire puoi trovare molto materiale online. Ciò che trovi scritto in questo articolo è preso da mie conoscenze personali, dal libro di Riccardo Taraglio – Il vischio e la quercia e dal libro di Robert Graves – La Dea Bianca.

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