Sposarsi davanti alla montagna sacra

Il matrimonio di Giulia e Stefano al rifugio Monte Pora aveva tutte le vibes scozzesi desiderate dagli sposi. Per questo dobbiamo anche ringraziare le nubi e la pioggia che hanno reso il loro matrimonio un rito di passaggio ancestrale.

La ricerca location è stata… intensa! Ho dato fondo a tutte le mie conoscenze e arricchito il mio database esplorando luoghi che avessero le caratteristiche richieste dagli sposi. Infine, sono stati proprio loro a scoprire questo magnifico rifugio.

Amo celebrare matrimoni nella natura, specie quanto il numero di invitati è contenuto mi posso spingere in posti altrimenti inaccessibili. Questo per quel che riguarda la cerimonia, mentre per il ricevimento bisogna sempre capire se le strutture che non sono abituate a gestire tempistiche e ritmi di un evento del genere siano poi in grado di stare al passo.

In questo caso ci siamo riusciti, ma per un pelo. Questa estate il meteo è stato ballerino, questo ha comportato che parte fornitori e sposi mostrassero una notevole rapidità di esecuzione nel cambiare da una soluzione all’aperto ad una al chiuso.

Ovviamente è sempre preferibile poter svolgere, almeno la cerimonia sotto il cielo, coi piedi scalzi e l’aria di montagna nei polmoni. E così è stato anche per Giulia e Stefano e i loro ospiti. I preparativi della sera prima, quando siamo arrivati dopo circa quattro ore di viaggio, comprendevano lo scaricare tutti gli allestimenti all’interno del rifugio, fiori cerimonia, fiori tavoli, elementi per il tableu, segnaposto, fiori per i capelli e bottoniere, frutta e verdura che sarebbero poi diventate gift bag in veste di bomboniere, insomma, parecchio materiale. Non potevamo lasciarli all’esterno visto l’imminente rischio di un temporale in alta montagna (oltre i 1600 metri).

Il misto di preoccupazione per la temperatura relativamente alta per i fiori all’interno della struttura e l’impossibilità di scegliere in quel momento esatto la strategia da adottare per l’indomani ha fatto sì che andassimo a dormire consci che la mattina successiva ci saremmo dovuti sbrigare.

Così è stato, abbiamo aspettato fino all’ultimo minuto possibile per avere la speranza di celebrare all’esterno e visto che la fortuna aiuta gli audaci, il tempo ha creato una cornice indescrivibile a parole, bisognava esserci, ma ci provo ugualmente.

Ho preparato, con una foga trattenuta solo dalla cura con cui sono solita allestire ogni elemento della giornata per i miei sposi, un altare a semicerchio di fiori ancorati a terra. Il tono verde scuro frammisto a picchi di rosso carminio delle peonie era elegante e convogliava l’attenzione verso il centro della navata e quindi agli sposi. Abbiamo disposto le panche fornite dalla struttura a mo’ di anfiteatro a completare il cerchio avviato dalla composizione floreale. Alle nostre spalle la Presolana, con la sua vetta che faceva capolino e poi svaniva, velata dalla nubi.

Erano tutti in fibrillazione, specialmente gli ospiti a metà tra l’incredulità del luogo in cui avremmo celebrato e il timore di una doccia gelata. Un ospite stava correndo a prendere gli ombrelloni della struttura che ho dovuto prontamente rispedire indietro per evitare un dramma fotografico.

Risolti questi attimi di frenesia, gli ospiti aspettavano con ansia l’arrivo di Giulia, vicini a Stefano, lo sposo, che guardava verso il fondo della navata e ogni tanto si voltava a chiedere sostegno e forza alla Presolana.

Giulia è arrivata in tutto il suo splendore. Sembrava una scena degna di Outlander. Anticipate dalle damigelle e scesa dal versante più alto della piana creando meraviglia mentre si avvicinava accompagnata dalla note dell’arpa e del violino dei miei ormai cari amici oltre che collaboratori Paolo e Katia.

Avevo la pelle d’oca e non era per il freddo. Elisa, la fotografa, ha immortalato con cura e poesia le emozioni del momento. Ogni istante ha avuto il suo spazio. E dopo un profondo respiro e il radicamento al suono del tamburo, la pioggia si è manifestata nei momenti in cui l’abbiamo richiamata. Per me è questa la magia, la capacità di essere natura, di interagire come fossimo un tutt’uno. Gli sposi che si guardano innamorati ripensando al loro percorso, a cosa succede ora e a quel che sarà con un’intensità degna del momento che stanno vivendo.

La pioggia è mia amica e ci siamo presi, come sempre, tutto il tempo necessario affinché le emozioni fluissero. La lettura delle promesse ha commosso tutti. Alcuni passaggi erano ermetici, intimi, un segreto condiviso solo dagli sposi, ma altri erano universali e vissuti dai presenti. Sorrisi si intrecciavano a lacrime di gioia e commozione. E mentre il fuoco del braciere crepitava e creava una colonna di vapore tra la pioggia, siamo giunti allo scambio degli anelli e quindi all’Handfasting.

Quando gli sposi credono intensamente alle energie che fluiscono in questo momento, ecco che tutto il rito acquisisce di senso. Non è solo un vezzo estetico ispirato da serie tv, ma un momento intimo di profonda trasformazione. Due anime si uniscono per percorrere l’esistenza insieme. Si sono trovate tra miliardi di possibilità, si sono avvicinate, si sono scelte, hanno combattuto per stare fianco a fianco e ora si intrecciano per creare qualcosa di unico è ancora più potente.

Che dire, ora che eravamo pregni di tutta la magia che permeava il luogo e le persone, il cielo ha detto che era ora che ci accomiatassimo e così è scrosciata una pioggia torrenziale. Simo ha risvegliato il suo passato da pallavolista per fare scatti avanti e indietro tra il rifugio e la piana dove avevamo celebrato. I fiori sono stati portati in salvo e mentre ci riscaldavamo tra divinazioni Ogham e idromele la sala da pranzo si animava. La pioggia non ha mollato fino a sera, ma ora che eravamo al caldo e al coperto, la sensazione di sublime ci tonificava.

La giornata si è conclusa con i balli celtici di gruppo mentre fuori il cielo si apriva mostrando tutte le stelle che solo in alta montagna si riescono a vedere.

Che dire, un matrimonio che porterò nel cuore, così come gli sposi.

CREDITI

Organizzazione + Celebrante + Fiori: @federica_cosentino_wp
Foto: @elisarussophotography_2nd
Musica e danze celtiche: @katia.zunino @pol_anam
Location @baita_termen
MUA @alessandrapiazzalunga_mua

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